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Interventi

Quadrectomia e rimodellamento

La Quadrantectomia o resezione parziale della mammella è una tecnica chirurgica che prevede l’asportazione limitata della ghiandola per le pazienti affette da neoplasia che può produrre una perdita di sostanza che frequentemente rischia di deformare permanentemente la mammella rimasta.
L’obiettivo della Quadrantectomia mammaria è di migliorare la qualità della vita delle donne evitando una mutilazione estetica del seno e riducendo così l’impatto psicologico negativo, senza aumentare il rischio di recidiva locale.
Circa il 40-50% dei trattamenti conservativi per carcinoma mammario esitano in risultati definitivi scarsi dal punto di vista cosmetico. La gravità del deficit estetico è conseguente all’ampiezza dell’exeresi chirurgica,alla posizione del nodulo tumorale ed agli effetti della radioterapia che sempre viene associata alla chirurgia conservativa.

 

È utile correggere il difetto con tecniche adeguate contemporaneamente al tempo chirurgico dell’asportazione del quadrante. Una correzione attuata in un tempo differito,cioè dopo mesi dall’intervento oncologico,avrà il vantaggio di considerare le modificazioni morfologiche provocate dalla radioterapia,ma lo svantaggio di operare su un tessuto la cui vascolarizzazione è stata compromessa dalla terapia radiante.
Le tecniche chirurgiche utilizzate sfruttano in questi casi l’esperienza maturata nella chirurgia estetica della mammella,avvalendosi di lembi dermoghiandolari e sfruttando incisioni cutanee tipiche delle mastoplastiche estetiche. Il rimodellamento della ghiandola dopo l’asportazione parziale deve essere sempre fatto contestualmente alla demolizione.
Una incisione ascellare consentirà l’esecuzione della biopsia del linfonodo sentinella, indicata solo in assenza di adenopatie clinicamente sospette: l’eventuale positività per malattia tumorale all’esame istologico intraoperatorio o definitivo comporta la dissezione linfonodale ascellare, ossia l’asportazione di tutti i linfonodi ascellari.

 

Un intervento contemporaneo di chirurgia plastica consente di ridurre questo rischio e di modellare una mammella più piccola ma con una forma ancora accettabile.
È possibile ridurre la mammella sana controlaterale per migliorare la simmetria globale del seno in un secondo tempo dopo il termine delle terapie oncologiche o simultaneamente alla quadrantectomia, utilizzando le tecniche della chirurgia estetica e permettendo alla donna di lasciare l’ospedale come se avesse eseguito un intervento di chirurgia estetica essendo le cicatrici esattamente le stesse.

Nipple area complex

L’obiettivo della mastectomia Nipple-Sparing è di conservare il complesso areola-capezzolo, evitando un’ulteriore mutilazione estetica del seno e riducendo così l’impatto psicologico negativo, senza aumentare il rischio di recidiva locale.

Questa tecnica trova primaria indicazione nelle pazienti con mammelle di dimensione medio-piccola affette da neoplasie fino a 2 cm, che non consentano un trattamento chirurgico conservativo per rapporto dimensioni del seno/dimensioni del tumore, e purché:
– non vi sia evidenza clinica di interessamento della cute sovrastante la neoplasia;
– non vi sia evidenza clinica di infiltrazione neoplastica del complesso areola-capezzolo (come la retrazione del capezzolo o la secrezione ematica);
– non si tratti di una forma di carcinoma multifocale;
– la sede tumorale non sia retroareolare, bensì distante > 1 cm dall’ areola (secondo i più recenti dati riportati in letteratura);
– non si tratti di una recidiva locale di pregresso tumore mammario;
– non vi siano adenopatie ascellari clinicamente sospette;
– non sia stata effettuata chemioterapia prima di codesto intervento.

Sono inoltre candidate le pazienti che, affette da neoplasie suscettibili di chirurgia conservativa, non sono candidabili a Radioterapia complementare, perché controindicata (collagenopatia in fase attiva, o precedente irradiazione di volumi appartenenti alla parete toracica omolaterale, o gravidanza durante il periodo dell’ organogenesi); che, affette da neoplasie suscettibili di chirurgia conservativa, per preferenza espressa, scritta e verbale, richiedano un intervento demolitivo con ricostruzione protesica immediata, al fine di evitare il rischio di ripresa locale di malattia, nonchè
il trattamento radiante complementare alla conservazione mammaria che inficerebbe qualunque tipo di successiva opzione ricostruttiva con impianti protesici;
L’incisione cutanea periareolare è estesa lateralmente verso il quadrante supero-esterno per avere una buona esposizione della ghiandola mammaria da asportare.

Nel corso dell’intervento sarà effettuata una valutazione estemporanea con sezione al congelatore di saggi multipli dei tessuti retroareaolari, per escludere la presenza di residuo ghiandolare normale o neoplastico al di sotto del complesso areola-capezzolo: l’eventuale positività per malattia tumorale all’esame istologico intraoperatorio o definitivo comporta la resezione del complesso areola capezzolo.
Una incisione ascellare consentirà l’esecuzione della biopsia del linfonodo sentinella, indicata solo in assenza di adenopatie clinicamente sospette: l’eventuale positività per secondarismo all’esame istologico intraoperatorio o definitivo comporta la dissezione linfonodale ascellare, ossia l’asportazione di tutti i linfonodi ascellari.
L’intervento si conclude con l’ inserzione di un impianto protesico sottopettorale, con risultato finale sovrapponibile ad una mastoplastica aggiuntiva a scopo estetico.

Skin reducing mastectomy

La Skin Reducing Mastectomy è una tecnica di mastectomia e ricostruzione immediata con impianto protesico per le pazienti affette da neoplasia mammaria. Si può effettuare nel caso in cui il volume della mammella sia di dimensione medio-grande e con un buon grado di ptosi.

L’obiettivo della mastectomia Skin Reducing è di migliorare la qualità della vita delle donne evitando una mutilazione estetica del seno e riducendo così l’impatto psicologico negativo, senza aumentare il rischio di recidiva locale: la rimozione del tessuto cutaneo eccedente consentirà una ricostruzione immediata con impianto protesico, che per forma e dimensioni sarà il più possibile simile alla mammella d’origine.

Questa tecnica trova primaria indicazione nelle pazienti con mammelle di dimensione medio-grande (distanza tra giugulo e capezzolo superiore a 25 cm e distanza tra solco sottomammario e areola superiore a 8 cm), affette da:
estesi carcinomi in situ, pertanto non suscettibili di chirurgia mammaria conservativa;
neoplasie fino a 2,5 cm, che non consentano un trattamento chirurgico conservativo per rapporto dimensioni del seno/dimensioni del tumore;
neoplasie multifocali/multicentriche.
Sono inoltre candidate le pazienti che, affette da neoplasie suscettibili di chirurgia conservativa, non sono candidabili a Radioterapia complementare, perché controindicata (collagenopatia in fase attiva, o precedente irradiazione di volumi appartenenti alla parete toracica omolaterale, o gravidanza durante il periodo dell’ organogenesi); che, affette da neoplasie suscettibili di chirurgia conservativa, per preferenza espressa, scritta e verbale, richiedano un intervento demolitivo con ricostruzione protesica immediata, al fine di evitare il rischio di ripresa locale di malattia, nonchè il trattamento radiante complementare alla conservazione mammaria che inficerebbe qualunque tipo di successiva opzione ricostruttiva con impianti; ad alto rischio di sviluppo di neoplasia mammaria (ovvero le pazienti che all’indagine genetica siano risultate positive a mutazione germinale di BRCA1 e BRCA2, eventualmente già affette da lesioni precancerose – LCIS, iperplasia atipica) e pertanto motivate nel richiedere un intervento di mastectomia profilattica, previo consulto psicologico.

È possibile preservare il complesso areola-capezzolo purchè:
non vi sia evidenza clinica di infiltrazione neoplastica (come la retrazione del capezzolo o la secrezione ematica)
la sede tumorale non sia retroareolare, bensì distante > 1 cm dall’areola (secondo i più recenti dati riportati in
letteratura).

Nel corso dell’intervento sarà effettuata una valutazione estemporanea con sezione al congelatore di saggi multipli dei tessuti retroareaolari, per escludere la presenza di residuo ghiandolare normale o neoplastico al di sotto del complesso areola-capezzolo: l’eventuale positività per malattia tumorale all’esame istologico intraoperatorio o definitivo comporta la resezione del complesso areola capezzolo.
L’incisione cutanea è la medesima della mastoplastica riduttiva per chirurgia estetica e prevede la rimozione del tessuto cutaneo in eccesso, consentendo una buona esposizione della ghiandola mammaria da asportare.
Una incisione ascellare consentirà l’esecuzione della biopsia del linfonodo sentinella, indicata solo in assenza di adenopatie clinicamente sospette: l’eventuale positività per malattia tumorale all’esame istologico intraoperatorio o definitivo comporta la dissezione linfonodale ascellare, ossia l’asportazione di tutti i linfonodi ascellari.
L’intervento si conclude con la inserzione di un impianto protesico sottopettorale, con risultato finale sovrapponibile ad una mastoplastica riduttiva a scopo estetico con cicatrice residua a T invertita.
Altri interventi

Quadrantectomia mammaria
Nipple areola complex
Skin reducing mastectomy
Skin sparing mastectomy
Ricostruzione con espansore
Ricostruzione mammaria con lembo diep
Ricostruzione con lembo di gran dorsale
Ricostruzione lembo muscolo retto addominale
Ricostruzione capezzolo e areola
Simmetria finale delle mammelle
Lipofilling
Ricostruzione con protesi definitiva

Skin sparing mastectomy

Questo intervento prevede l’asportazione della intera ghiandola mammaria con il complesso areola-capezzolo, rispettando completamente od in parte la cute della mammella.
L’obiettivo della mastectomia Skin Sparing è di conservare quasi tutto il rivestimento cutaneo della mammella, evitando un’ulteriore mutilazione estetica del seno e riducendo così l’impatto psicologico negativo, senza aumentare il rischio di recidiva locale.

Il rivestimento cutaneo, unitamente ad una riduzione delle cicatrici residue, consente di effettuare una ricostruzione immediata della mammella mediante inserimento di un impianto protesico che, per forma e dimensioni, sarà il più possibile simile alla mammella controlaterale.
Questa tecnica trova primaria indicazione nelle pazienti con mammelle di dimensione medio-piccola affette da:
– estesi carcinomi in situ, pertanto non suscettibili di chirurgia mammaria conservativa;
– neoplasie fino a 2 cm non candidabili a chirurgia conservativa per le limitate dimensioni della mammella;
– neoplasie oltre i 2 cm ai limiti di chirurgia conservativa e situate in sede profonda della mammella;
– neoplasie multifocali/multicentriche;
– recidiva locale dopo chirurgia conservativa della mammella;
– neoplasie oltre i 2 cm con risposta parziale a trattamento chemioterapico primario.
Sono inoltre candidate le pazienti che, affette da neoplasie suscettibili di chirurgia conservativa, non sono candidabili a Radioterapia complementare, perché controindicata (collagenopatia in fase attiva, o precedente irradiazione di volumi appartenenti alla parete toracica omolaterale, o gravidanza durante il periodo dell’ organogenesi); che, affette da neoplasie suscettibili di chirurgia conservativa, per preferenza espressa, scritta e verbale, richiedano un intervento demolitivo con ricostruzione protesica immediata, al fine di evitare il rischio di ripresa locale di malattia, nonchè il trattamento radiante complementare alla conservazione mammaria che inficerebbe qualunque tipo di successiva opzione ricostruttiva con impianti; ad alto rischio di sviluppo di neoplasia mammaria (ovvero le pazienti che all’indagine genetica siano risultate positive a mutazione germinale di BRCA1 e BRCA2, eventualmente già affette da lesioni precancerose – LCIS, iperplasia atipica) e pertanto motivate nel richiedere un intervento di mastectomia profilattica, previo consulto psicologico.
L’incisione cutanea comprenderà il complesso areola-capezzolo, la cute soprastante neoplasie superficiali o le incisioni pregresse effettuate a scopo bioptico.

Una incisione ascellare consentirà l’esecuzione della biopsia del linfonodo sentinella, indicata solo in assenza di adenopatie clinicamente sospette: l’eventuale positività per secondarismo all’esame istologico intraoperatorio o definitivo comporta la dissezione linfonodale ascellare, ossia l’asportazione di tutti i linfonodi.
L’intervento si conclude con la inserzione di un impianto protesico sottopettorale.

Ricostruzione con espansore

L’espansione dei tessuti sfrutta la possibilità della pelle di distendersi progressivamente, come avviene ad esempio per la pelle dell’addome durante la gravidanza.
Questa tecnica necessita di due tempi chirurgici, ma permette di ricostruire seni di qualsiasi dimensioni con risultati finale eccellenti, permettendo di ridefinire il solco sottomammario e di ottenere una normale ptosi della mammella.
Chirurgicamente si sfrutta la cicatrice già presente della mastectomia e si procede scollando il muscolo grande pettorale per ottenere uno spazio dove collocare la protesi ad espansione.

 

La protesi è paragonabile ad un sacchetto di silicone, con superficie testurizzata (ruvida), vuoto che viene riempito progressivamente nel tempo con soluzione fisiologica, grazie ad una sua valvola interna.
Generalmente la protesi ad espansione è inserita già riempita al 50%, i riempimenti successivi, sempre effettuati con soluzione fisiologica, avvengono settimanalmente e nel giro di 3-4 settimane si raggiunge il volume finale desiderato.
La manovra è semplice, indolore ed è utilizzato un ago a farfalla di piccole dimensioni. Nel periodo di riempimento la paziente deve aver cura della pelle massaggiandola ed idratandola con creme particolari.
Terminato il riempimento sarà necessario attendere circa sei mesi al fine di evitare una retrazione secondaria della pelle.

 

Dopo circa sei mesi dall’ultima espansione si può procedere con il secondo tempo chirurgico. Si rimuove la protesi ad espansione e si inserisce una protesi anatomica permanente ed è inoltre possibile, senza cicatrici aggiunte, ricostruire il solco sottomammario e ottenere una naturale caduta del seno se la paziente lo desideri.
In una grande percentuali di casi è necessario ritoccare il seno contro laterale con le tecniche tipiche della chirurgia estetica, per ottenere una simmetria perfetta.

 

Vantaggi: possibilità di ricostruire qualsiasi tipo di mammella senza cicatrici supplementari avvicinandosi alla mammella contro laterale, possibilità di ritocchi e miglioramenti durante il secondo tempo chirurgico.
Svantaggi: l’unico svantaggio vero è il secondo tempo operatorio obbligato. Come per le altre protesi è sconsigliato l’uso dell’espansore dopo radioterapia.

Ricostruzione mammaria con lembo Diep

Rappresenta la più moderna tecnica di ricostruzione mammaria, permette di ottenere il miglior risultato ricostruttivo legato al minor danno del sito donatore (il grasso e la pelle della pancia).
Nell’intervento di lembo Deep Inferior Epigastric Perforator il seno viene ricostruito senza utilizzare alcuna protesi e viene consigliato a donne con abbondante cute e tessuto adiposo a livello addominale inferiore e sempre in esiti di radioterapia.

A differenza della ricostruzione con muscolo retto addominale (TRAM) la muscolatura della pancia non viene asportata ne danneggiata, la cicatrice addominale che risulterà è identica a quella di un intervento di addominoplastica estetica. Il grasso e la cute vengono prelevati insieme con i loro vasi, della regione addominale.
Attraverso del microscopio operatorio la cute ed il grasso addominale vengono riposizionati in regione mammaria e rimodellati a formare una nuova mammella. Con questo intervento si riducono le complicanze come ernie addominali la diminuzione della forza muscolare del tronco.

In genere i pazienti operati col DIEP hanno un tempo di ricovero in ospedale più corto, riprendono la loro attività in un tempo notevolmente più breve a quelli sottoposti ad un intervento TRAM. La ricostruzione mammaria autologa (utilizzando tessuto proprio del paziente da riposizionare in sede di mastectomia) determina un risultato estetico più naturale e stabile nel tempo della ricostruzione mammaria tramite l’impiego di protesi.

In conclusione quando la cute in regione toraco-mammaria è molto sottile, tesa o sede di radioterapia, oppure quando parte del muscolo grande pettorale è stato sacrificato nel corso della mastectomia non è possibile utilizzare una protesi e, per ottenere un buon risultato ricostruttivo, è necessario ricorrere all’utilizzo di un lembo.
Per sottoporsi a questo intervento è fondamentale, oltre al consulto col Chirurgo Plastico, una specifica valutazione biomeccanica ed una valutazione (mediante ecografia) dei vasi della parete addominale.

Vantaggi: risultato finale buono e duraturo, buon risultato estetico dell’addome (la pancia si modella e si appiattisce). Nessun danno funzionale addominale.
Svantaggi: lungo tempo operatorio, 5-6 giorni circa di degenza postoperatoria, periodo di convalescenza maggiore rispetto alla ricostruzione con protesi ma minore rispetto al TRAM, possibilità nel 2%-5% dei casi di sofferenza della cute o del tessuto grasso del lembo. Pazienti fumatrici devono smettere di fumare almeno 6 mesi prima dell’intervento e le pazienti obese devono essere attentamente valutate.

Ricostruzione con lembo di grandorsale

Quando la pelle della zona sede di mastectomia è molto sottile, tesa o sede di radioterapia, oppure quando parte del muscolo Grande Pettorale è stato sacrificato, è necessario ricorrere all’utilizzo di un lembo muscolare o muscolo cutaneo. Il muscolo Grande Dorsale in questi casi trova più indicazioni.
Il muscolo Grande Dorsale è un muscolo sottile adagiato sul dorso e rivestito da una pelle che anche se di colore diverso da quella del seno ben si offre per la ricostruzione dello stesso.

Il suo funzionamento non è indispensabile per una vita normale e può essere facilmente ruotato anteriormente a sostituire il muscolo pettorale perso e per rimpiazzare la cute mancante è comunque obbligatoria una visita fisiatrica che valuti la biomeccanica e biosistemicità del corpo per essere sicuri di non creare alcun disturbo collaterale.

La pelle prelevata posteriormente ha la forma di un rombo ed è generalmente utilizzata per ricostruire la parte inferiore della mammella, nella maggior parte dei casi bisogna ricorrere ad una protesi, tra quelle precedentemente descritte, per raggiungere il volume desiderato; raramente, di fronte ad una mammella piccola ed ad un dorso ricco di tessuto adiposo, si può evitare di inserire una protesi.
La cicatrice del dorso può essere orizzontale od obliqua, ma generalmente facilmente nascondibile sotto gli indumenti. La durata dell’intervento è di circa due ore e nel post operatorio la paziente è mobilizzata immediatamente, il dolore è tollerabile ed è limitato alla sede dell’intervento.
La degenza media è di 4-6 giorni e la complicanza più comune è la presenza di siero al dorso, facilmente drenabile con una puntura.
Le pazienti seguite da una fisioterapista dal giorno dopo l’intervento non mostrano limitazioni al movimento dell’arto.

Svantaggi: necessità di creare una cicatrice posteriormente e di utilizzare un muscolo; la pelle del dorso ha un colore diverso da quello del torace; più cicatrici a livello della mammella ricostruita; contrazione del muscolo anteriormente se non è tagliato il nervo.
Vantaggi: è una tecnica semplice e affidata in mani esperte, applicabile a praticamente tutte le pazienti, poco impegnativa e poco dolorosa.

Ricostruzione lembo muscolo retto addominale

L’originalità di questa tecnica chirurgica consiste nel poter ricostruire la mammella senza servirsi della protesi.
Di preferenza si riferisce a pazienti che presentano un eccesso di cute e tessuto adiposo a livello della parte inferiore dell’addome.

Questa tecnica permette di riparare zone anche molto compromesse, con la possibilità di ricostruire una mammella anche di notevoli dimensioni e di avvicinarsi molto alla forma ed alla consistenza della mammella contro laterale, anche in questo caso è comunque obbligatoria una visita fisiatrica che valuti la biomeccanica e biosistemicità del corpo per essere sicuri di non creare alcun disturbo collaterale.
La pelle ed il tessuto adiposo sono mantenuti in vita dal sangue che arriva attraverso i vasi dei muscoli retti dell’addome.

Il muscolo si estende dal torace al pube e partecipa alla conformazione della parete addominale; è resecato nella sua parte inferiore, a volte è necessario utilizzare ambedue i muscoli retti, e l’insieme dei tessuti è fatta scivolare sotto la pelle attraverso un tunnel sino all’area della mastectomia.
Per riparare il difetto residuo della parete addominale a volte è necessario utilizzare una rete di rinforzo, come per le ernie, oltre ai normali fili di sutura.
La sutura della cute a livello dell’addome esita in una lunga cicatrice orizzontale posizionata tra l’ombelico ed il pube; cicatrice simile a quella che esita dopo un addominoplastica.
A livello della mammella il lembo muscolo cutaneo è modellato in modo di ricreare per volume e forma il seno sano, raggiungendo un aspetto molto naturale.
L’intervento ha una durata tra le tre e le quattro ore ed una degenza media di circa otto giorni; la paziente deve rimanere allettata per circa due giorni, con una terapia infusionale e antidolorifica adeguata.
Nell’immediato post operatorio sarà necessaria una posizione leggermente flessa per non danneggiare la ferita addominale ed una panciera è consigliata.
Svantaggi: lungo tempo operatorio, lunga degenza post operatoria e lungo periodo di convalescenza.
Possibilità nel 15% di casi di sofferenza parziale della cute o del tessuto grasso del lembo, comunque recuperabili con un secondo intervento.
Non possono essere sottoposte a questo intervento fumatrici ed obese devono essere attentamente valutate nel preoperatorio.
Vantaggi: risultato finale buono e duraturo, addominoplastica.

Ricostruzione capezzolo e areola

È l’atto finale della ricostruzione mammaria, secondo i casi può essere fatto nel corso d’altri interventi correttivi, oppure quando i due seni hanno preso la loro forma definitiva.

 

L’intervento può essere eseguito ambulatorialmente in anestesia locale. Tra i diversi metodi una volta utilizzabili solo due sono oggi presi in considerazione:

 

– piccoli lembi di cute sollevati ed abbracciati tra loro a formare il nuovo capezzolo
– alla presenza di un capezzolo contro laterale molto grande, si esegue un’asportazione parziale dello stesso ed un impianto sul seno ricostruito.

 

L’areola è tatuata con coloranti particolari che mimano l’areola contro laterale, anche questo intervento è eseguito in anestesia locale.
In ogni caso sono interventi semplici e non dolorosi, e permettono di dare un aspetto definitivo al seno ricostruito.

Simmetria finale delle mammelle

Lo scopo della ricostruzione mammaria è quello di ottenere un seno d’aspetto naturale, di forma e di volume il più vicino possibile a quello contro laterale. Purtroppo questo non è sempre possibile.
La forma ottenuta è per lo più vicina ad un seno giovanile e non in tutti i casi è possibile ottenere la normale caduta (ptosi) legata alla storia naturale della mammella.

È a volte necessario ritoccare il seno sano con interventi che sono utilizzati nella chirurgia estetica; la correzione del seno contro laterale è proposta alla paziente, ma non è un atto obbligatorio.
Generalmente la correzione del seno sano è fatta in un secondo tempo chirurgico, ad esempio quando si rimuove la protesi ad espansione per introdurre quella definitiva, oppure simultaneamente quando si opta per una ricostruzione con il lembo addominale.

Gli interventi più utilizzati sono quelli di mastoplastica riduttiva, un esempio è riportato in fotografia, cioè di riduzione della mammella, altre volte di mastopessi, cioè si rialza e si ridà forma alla mammella senza togliere tessuto, o ancora si esegue una mastoplastica additiva, inserendo una protesi, per aumentare le dimensioni del seno.
Qualsiasi sia l’intervento chirurgico è importante fare una valutazione oncologica del seno contro laterale, per escludere eventuali patologie. Il tipo d’intervento va deciso all’inizio del programma ricostruttivo al fine di ottenere il miglior risultato; l’intervento chirurgico sul seno sano non ha alcuna influenza negativa sulla ghiandola o sull’evoluzione della malattia, e i controlli sia clinici sia strumentali possono essere normalmente eseguiti.

Fine ultimo della ricostruzione mammaria è quello di ridare una normale simmetria toracica, risultato ormai raggiungibile nella totalità dei casi, anzi grazie alle tecniche ed ai materiali odierni nel 30% dei casi il risultato finale è ottimo.
La simmetria potrebbe cambiare nel tempo quando è stato ricostruito il seno con una protesi, poiché la mammella sana segue la sua storia naturale.

Lipofilling

Si tratta di un intervento che utilizza tessuto adiposo autologo, cioè prevede il trapianto del grasso prelevato dal paziente stesso che viene iniettato per la correzione del profilo corporeo, ovvero rimodellare dando un nuovo volume e forma a zone specifiche del volto.
Si pratica in day hospital o ambulatorialmente e consiste nel trasferimento di tessuto adiposo che viene prelevato dalle seguenti zone donatrici: regione addominale, zone pre-trocanteriche(cosce esterne), interno delle ginocchia e fianchi.
La durata del trattamento è di circa un’ora e si esegue in anestesia locale il prelievo e in sedazione l’innesto del grasso. Al termine dell’intervento le zone trattate potranno residuare edemi ed ecchimosi destinate a risolversi nel giro di pochi giorni.

La tecnica viene utilizzata a scopo rigenerativo per la guarigione di tessuti sofferenti da cause diverse, a scopo ricostruttivo, per la ricostruzione della mammella e perdite di sostanza, e a scopo estetico in tutti quei casi sia necessario un aumento volumetrico ed un rimodellamento. Le zone più trattate sono quelle del volto, mammelle e glutei.
Il lipofilling difficilmente risolve il problema in un unico trattamento e può essere ripetibile a distanza di 2-3 mesi.

Tecnica
Una tecnica evoluta di lipofilling, ormai universalmente riconosciuta è quella pubblicata dal dott. Sidney Coleman nel 1997 (Coleman SR: facial recontouring with lipostructure. Clin Plast Surg 24(2): 347, 1997), e prende il nome di lipostruttura secondo Coleman: tale tecnica prevede il prelievo del tessuto adiposo con una cannula sottile dotata di una punta disegnata appositamente per non danneggiare il grasso (la microcannula è collegata a una siringa che viene maneggiata dall’operatore per ottenere un grasso ancora vitale da una zona lontana – dal sottocute dei fianchi, dell’addome, ginocchio, glutei), la centrifugazione per 2-3 minuti a 3.000 giri per purificare il prelievo dall’anestetico, dai lipidi fuoriusciti per la rottura di alcuni adipociti e dal sangue, e l’innesto del grasso puro nella zona desiderata con una cannula ancora più piccola.
Studi recenti hanno posto in evidenza che il tessuto adiposo è una fonte preziosa di cellule staminali nell’adulto.

Ricostruzione con protesi definitive

Si tratta della tecnica chirurgica più semplice per ricostruire una mammella.
È però possibile solo se sono soddisfatte certe condizioni: la pelle deve essere soffice ed elastica ed abbondante per permettere l’inserimento della protesi; il muscolo grande pettorale deve essere presente e trofico nella sua totalità.

Inoltre la mammella contro-laterale deve essere di piccole dimensioni e di aspetto giovanile poiché sarebbe impossibile impiantare una protesi di dimensioni superiori ai 250 cc. circa.
Generalmente l’incisione chirurgica segue la cicatrice già esistente della mastectomia, si procede quindi scollando il muscolo. Grande Pettorale dalla parete toracica e preparando una tasca atta a ricevere la protesi.
Le suture sono effettuate con materiali riassorbibili e senza punti esterni. È sempre posizionato un drenaggio in aspirazione che permane per qualche giorno.
L’intervento dura circa 45 minuti e la degenza non supera i tre giorni. Le protesi utilizzate sono generalmente preriempite con il gel di silicone coesivo ed hanno una forma anatomica.

Vantaggi: tecnica semplice, assenza di cicatrici supplementari, unico intervento chirurgico.
Svantaggi: si possono ricostruire solo mammelle molto piccole e d’aspetto giovanile, il solco sottomammario è difficilmente ben definito, è difficile raggiungere una perfezione di forma e simmetria.
Le complicazioni sono rare.

La reazione capsulare periprotesica è più frequente se paragonata alla ricostruzione con una protesi ad espansione; una sua correzione richiede una revisione chirurgica.